TAVOLO ARAN PER ACCORDO QUADRO SUL PRECARIATO NEL PUBBLICO IMPIEGO

Nazionale -

Un atto d'indirizzo inaccettabile che rende fisiologica la precarietà nel pubblico impiego invece di combatterla. Sul precariato c'è una sola parola d'ordine: stabilizzazione!

Ieri si è svolta la prima seduta del tavolo per l'accordo quadro sulla precarietà nel settore pubblico in funzione dell'armonizzazione della cosiddetta riforma Fornero nel pubblico impiego.


L'atto di indirizzo, firmato Patroni Griffi, che conferisce il mandato all'ARAN si pone sostanzialmente l'obiettivo di "normalizzare" la precarietà nella pubblica amministrazione rendendo fisiologico l'uso dei contratti a TD attraverso una serie di deroghe ai limiti di durata e di proroga, la riduzione degli intervalli tra un contratto e il successivo e l'estensione degli ambiti per i quali è consentito l'utilizzo dei contratti a tempo determinato.

 


USB ha espresso la propria posizione al tavolo attraverso un intervento che ha voluto evidenziare due enormi contraddizioni insite nell'atto di indirizzo.


La prima è che si vuole introdurre nel pubblico una norma nata per il settore privato, tranne che per quello che riguarda l'obbligo di assunzione nel caso di reiterazione dei contratti a tempo determinato, esattamente ciò che era stato fatto con il famoso D.Lgs. 368/01, e quindi in assenza di un contestuale processo di stabilizzazione l'accordo al quale si dovrebbe arrivare  disciplinerebbe di fatto un'illegittimità.


La seconda è che proponendo un allungamento della durata dei contratti, deroghe ai limiti per le proroghe e una riduzione dei tempi di intervallo tra un contratto e il successivo si riconosce l'esigenza di stabilizzare le funzioni che svolgono i lavoratori precari, ma non si riconosce il diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro degli stessi lavoratori.

 


Partendo da queste due considerazioni USB ha innanzitutto chiesto che l'accordo affronti le problematiche relative a tutte le forme contrattuali precarie per intervenire complessivamente sulla questione precarietà.

Si è poi dichiarata disponibile a lavorare sulle deroghe alla durata e alla possibilità di proroga dei contratti in essere ad oggi nel pubblico impiego per rispondere alle esigenze immediate dei lavoratori precari con l'obbiettivo finale della stabilizzazione, ma ha contemporaneamente espresso la propria contrarietà a rendere queste proroghe una norma a regime proprio perché consideriamo inaccettabile che la precarietà diventi fisiologica al pubblico impiego.

 


Va preso atto da parte di tutte le parti coinvolte che la cosiddetta flessibilità ha generato esclusivamente precarietà e che pertanto l'unica forma di contratto legittima rimane quella a tempo indeterminato.

In conseguenza di ciò, per USB l'accordo deve avere l'obiettivo di fornire risposte immediate e di prospettiva ai precari attuali per poi chiudere definitivamente la triste pagina della precarietà nel pubblico impiego disapplicando le norme che la consentono o neutralizzandole attraverso rigidissime limitazioni.

Questa sarà la linea che caratterizzerà la nostra presenza a quel tavolo, queste saranno le nostre posizioni che sosterremo come sempre insieme ai lavoratori.

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