Se al Prof. Monti il posto fisso annoia...quale sarà lo spread che applicheranno al nostro futuro??

Nazionale -

Le dichiarazioni di questi giorni dei Prof. Monti e Fornero nonché della Ministra Cancellieri, ma, cosa più importante, le dichiarazioni che emergono circa il tavolo aperto sulla riforma del lavoro e degli ammortizzatori sociali, comprese quelle di Confindustria e cgil cisl e uil, richiedono una forte e incisiva risposta al di là dell’indignazione. Il quadro è chiaro e preoccupante.

Dopo aver messo le mani sulle pensioni con la ignobile scusa di garantire i giovani, ma di fatto livellando tutti al ribasso, cioè allontanando per tutti l’eta’ pensionabile, hanno lanciando una OPA ostile sui diritti dei lavoratori, precari e disoccupati promettendo ricchi dividendi fatti di tutele e reddito per tutti che però, come essi stessi dicono, non daranno a nessuno “per carenza di risorse”.

Hanno fatto aggiotaggio facendo svalutare la dignità dei lavoratori stabili, dei precari e giovani con il marketing del fannullone, bamboccione, cuore di mamma.

Hanno invitato i disoccupati e i giovani a delocalizzarsi ed "investire all'estero", tradotto: a rifare le valige di cartone e emigrare altrove.

Hanno fatto un trust, tra CGIL-CISL-UIL, Confindustria, Banche e mezzi di informazione, per aggiudicarsi il loro pacchetto azionario nella riforma del mercato... “degli schiavi” e compartecipare al dividendo degli utili della svendita dei diritti del lavoro.

...E fanno in fretta. A marzo vogliono chiudere l'affare sulla nostra pelle!

MA NOI NON VOGLIAMO ESSERE TITOLI SPAZZATURA!

Rispondiamo alle loro offese con la nostra rabbia, occupiamo la piazza affari dove si vendono i nostri diritti per fermare la speculazione sul nostro futuro.

Come USB lanciamo a tutti i disoccupati, precari, collettivi, coordinamenti, organizzazioni del sindacalismo conflittuale l'appello per la costruzione di un incontro/assemblea nazionale che programmi tutte le iniziative necessarie per rispondere con una grande mobilitazione generale e generazionale ad anni di offese e sfruttamento e ottenere l'unica cosa che abbiamo imparato essere fondamentale e che nessun professore ci può insegnare o scippare: la total security fatta di lavoro e reddito stabili e dignitosi, pensioni vere per persone vive.

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VERGOGNA! CARO PROFESSORE VERGOGNA! L'indignazione però non basta bisogna lottare per evitare che alle parole seguano i fatti e cioè l'ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori e al diritto stesso al lavoro e al reddito! MOBILITIAMOCI!

rassegna stampa

 Monti e il posto fisso, bufera in Rete

Mario Monti ieri a Matrix

+ Monti: "Il posto fisso? Che noia" UGO MAGRI

 

Il premier: «Stop con i contratti
a vita». Esplode la polemica:
«Quando si tratta di concedere
mutui le banche preferiscono
sempre le persone monotone»

ENRICO CAPORALE (AGB)

torino

E’ bufera in Rete dopo l’intervista del presidente del Consiglio Mario Monti a Matrix. «Che monotonia avere un posto fisso per tutta la vita», ha detto ieri il premier scuotendo la testa. Monti si rivolgeva ai giovani, sempre loro, bamboccioni, sfigati e, spesso, disoccupati. «Si abituino ad accettare nuove sfide», il messaggio. Insomma, devono svegliarsi. Subito. Perché se l’Italia non si scrolla di dosso le sue abitudini, se resta «abbarbicata ai suoi interessi particolari», rischia il peggio.

Immediata la reazione del Web. «Eh no, questa della monotonia del posto fisso è davvero inascoltabile», scrive su Twitter Barbara Acquaviti. «Berlusconi era bravo a raccontare barzellette, ma quando le raccontava ci indignavamo. Ora non si indigna più nessuno», replica Vittorio Guida. E ancora: «Gentile dottor Monti, occupatevi prima delle banche e del credito e poi del posto fisso per i giovani». Sì, le banche, quelle che «quando si tratta di concedere mutui preferiscono le persone monotone», ironizza Danilo, barricato dietro il nickname “L’ideota”. Livio ricorda invece la Costituzione: «L’Italia era una Repubblica fondata sulla monotonia del posto fisso. E adesso?». Tra gli altri, anche il commento di Paolo Ferrero, segretario della Federazione della Sinistra: «Sono d’accordo con Monti contro il posto fisso: se ne vada a casa».

Twitter trasuda indignazione. Gli hashtag da seguire sono: #Monti, #postofisso, #monotonia e #vivalamonotonia. Il tema del lavoro a tempo indeterminato s’intreccia con quello della riforma dell’articolo 18. Ieri, parlando della norma che tutela i lavoratori, il presidente del Consiglio ha evocato nientemeno che la discriminazione razziale. Basta con questo «sistema di apartheid» che esclude i giovani dal mercato del lavoro. In nome della flessibilità, «anche l’articolo 18 va ripensato», ha detto il premier al conduttore Vinci. Centinaia i commenti: «Non c’è bisogno di essere esperti: questo governo vuole cambiare i diritti»; «No all’articolo 18, ma anche no agli schiavi moderni»; «Vergogna». E poi insulti, consigli e un mare di polemiche. In poche ore le parole del premier hanno infiammato la Rete. Ma non è mancato chi si è schierato col governo. «Monti ha ragione: il posto fisso rappresenta la morte per l’individuo». E ancora: «Io concordo, ci si annoia. Ho cambiato otto volte lavoro in otto anni».

Infine c’è chi, come Mr Ben Noto, è tornato ad attaccare la casta: «E’ simpatico sentire parlare di monotonia del posto fisso nel Paese dei D’Alema che da trent’anni occupano il Parlamento». Lì “fisso” sembra la parola d’ordine. Volti, costi e, ovviamente, privilegi. Da tempo immemore, ricorda oggi Carlo Bertini su La Stampa, le personalità che hanno occupato lo scranno più alto del Parlamento hanno diritto ad auto blu, viaggi gratis, un ufficio e quattro persone di segreteria al termine del loro mandato. A vita. «Se tutti rinunceremo a qualcosa staremo tutti meglio», ha detto Monti dalla rete Mediaset. Avanti il primo.

 

Fornero: dialogo o avanti comunque
Riforma del lavoro entro 3 settimane
Passera: "Sul tavolo anche l'art. 18"

Al tavolo con i sindacati
il ministro accelera sui tempi
 Il ministro dello Sviluppo:
in certi casi tutele eccessive

roma

Con le parti sociali c’è «un dialogo» in corso, ma «il governo sa e farà di tutto per prendere il treno. E se lo facciamo insieme siamo contenti altrimenti il governo cercherà comunque di farlo». Lo avrebbe detto, secondo quanto trapela, il
ministro del Lavoro, Elsa Fornero, al tavolo sulla riforma del mercato del lavoro. «Abbiamo il vincolo del tempo, bisogna chiudere in due-tre settimane, e abbiamo anche il vincolo delle risorse».

«Saremo giudicati dagli italiani», avrebbe aggiunto - secondo quanto trapela - al tavolo con le parti sociali. Un riferimento «agli italiani che hanno subito esclusioni e non hanno avuto prospettive appiattendosi su precarietà e basse aspirazioni».

 Al tavolo sono presenti per il governo anche il ministro Corrado Passera e il vice ministro Martone. Non è presente il premier Monti che lunedì' scorso aprì la riunione. Per i sindacati, siede al tavolo il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, rientrato a Roma da Torino dove ieri sera ha incontrato i vertici della Fiat. La delegazione della Uil era fino a ora è stata guidata dal segretario confederale Guglielmo Loy. 

Intervenendo alla trasmissione 'La telefonata' prioma dell'avvio del tavolo,  il ministro dello Sviluppo Corrado Passera ha detto che «sul tavolo c'è anche l'articolo 18». «Mario Monti ha giustamente detto dall'inizio, e tutti siamo d'accordo - ha affermato il ministro commentando le affermazioni di ieri sera del premier sull'articolo 18 "dannoso" e che "crea apartheid" - che il mercato del lavoro è fatto di persone molto garantite e di persone troppo poco garantite, che sono quelle fuori. L'apartheid è proprio il concetto di un mondo diviso in due: chi è fuori è fuori e ha pochissime tutele. Bisogna quindi - ha continuato Corrado Passera - lavorare sulla riduzione dell'abuso
del precariato, che nel nostro Paese è certamente una realtà. Dall'altra parte ci sono regole che in effetti rendono difficili l'entrata regolare nel mondo del lavoro, perché in taluni casi le tutele sono eccessive. La voglia di superare questa situazione per creare posti di lavoro, facilitare l'introduzione di giovani, è l'obiettivo primario del governo».

«Oggi - ha aggiunto Passera - abbiamo la seconda sessione di un tavolo molto importante che il ministro Elsa Fornero sta coordinando e anche questo (l'articolo 18,ndr) sarà uno dei temi. Non sarà l'unico dei temi: l'obiettivo è creare posti di lavoro, facilitare l'entrata, tenere naturalmente conto che il mondo è sempre meno fatto di cose programmabili a lungo termine e quindi sempre
di più bisogna essere capaci di ri-prepararsi a nuovi lavori e a nuove occasioni. Non possiamo però anticipare adesso l'esito del tavolo, sarebbe sbagliato».

Sib Fornero ha detto che distinguere la flessibilità buona dalla cattiva e lavorare per l'apprendistato sono gli obiettivi principali che il governo intende perseguire per la riforma del mercato del lavoro. «Vogliamo distinguere - ha detto il ministro - la flessibilità buona (in uscita e in entrata) da quella cattiva, realizzare una uniforme distribuzione e tutela sia nei segmenti del lavoro sia nel ciclo di vita di una persona, lavorare per la formazione-apprendistato, potenziare le politiche attive e i servizi per il lavoro».

"Noia posto fisso", il Pd critica Monti
Fornero: "Dialogo, ma governo andrà avanti"

Il ministro del Lavoro apre il secondo incontro con le parti sociali con il monito: "Se non cogliamo l'occasione" della riforma del lavoro "perdiamo". I democratici non digeriscono l'intervento del premier a Matrix. La Torre: "Teorizzare che la società non è dinamica perché c'è l'articolo 18 è una sciocchezza". Zingaretti: "Disoccupazione e precariato sono tragedie". Passera: "L'obiettivo è creare posti"

 

Il ministro Corrado Passera (lapresse)

ROMA  - Per la prima volta dall'avvento dell'esecutivo "tecnico", il Pd critica apertamente il premier Mario Monti, che alla vigilia del secondo incontro tra governo e parti sociali al tavolo della riforma del lavoro ha definito "monotono" il posto fisso 1 intervenendo a Matrix. Al di là della polemica, le parole di Monti suonano come un messaggio ai sindacati: per quanto si voglia tener fuori dalla trattativa l'articolo 18, la flessibilità in uscita è al centro del progetto di riforma. La decisione del governo si rispecchia anche nelle parole con cui il ministro del Lavoro Elsa Fornero apre il secondo incontro con sindacati e Confindustria: "Ok al dialogo, ma il governo farà di tutto per non perdere il treno della riforma del lavoro". Sull'argomento, e su tutta la strategia del governo per rimettere in moto il Paese, ha parlato questa mattina il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera: "L'articolo 18 è uno dei temi, non l'unico del tavolo - dichiara nel corso della 'telefonata' di Belpietro, su Canale 5 -. L'obiettivo è di creare posti di lavoro in entrata in un mondo sempre meno programmabile a lungo termine".

"La peggior performance di Monti". "E' stata una delle peggiori performance televisive del presidente del Consiglio Monti, lo dico col rispetto dovuto". Così Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori democratici. Il primo, netto giudizio di un esponente del Partito Democratico sulle frasi pronunciate ieri dal presidente del Consiglio sul mercato del lavoro. Intervenendo a Matrix, il premier aveva definito "monotono" il posto fisso, esortando i giovani ad apprezzare la flessibilità. "Teorizzare che la società non è dinamica perché c'è l'articolo 18, perché c'è il posto fisso, è una sciocchezza. Teorizzare che il posto fisso è noioso credo sia discutibile e io non la penso proprio così". Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, rincara su facebook e twitter. "Il posto fisso è una noia? - scrive - Battuta infelice. Credo che la vera tragedia in Italia sia la disoccupazione e il lavoro precario".

Fornero: "Riforma, con o senza dialogo". Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha aperto il nuovo incontro con le parti sociali auspicando che sia una riunione "fruttuosa" per la riforma del mercato del lavoro. "L'incontro di oggi - ha aggiunto il ministro del Lavoro - non è rituale perché l'Europa, il mercato, noi e voi sappiamo che questa è un'occasione per fare una cosa buona per il mercato, e che, se non la cogliamo, perdiamo". Tra governo e parti sociali "è un dialogo" ma l'esecutivo, ha ammonito Fornero, "farà di tutto per prendere il treno della riforma. Se lo facciamo insieme siamo contenti, altrimenti il governo cercherà comunque di farlo". "Saremo giudicati - ha aggiunto il ministro - dagli italiani che hanno subito esclusioni e non hanno avuto prospettive, appiattendosi su precarietà e basse aspirazioni".

Elsa Fornero ha proposto alle parti sociali un nuovo incontro tra 10 giorni, ricordando il "vincolo di tempo e di risorse" per fare la riforma: "Dobbiamo chiudere in due, tre settimane". Una riforma che non dovrà "costare di più alle imprese" ma dovrà, sottolinea ancora Fornero, "rafforzare la posizione dei lavoratori, sia di quelli che già lavorano che di quelli che lo cercano". "Il nostro è un disegno di grande respiro - avrebbe detto Fornero secondo fonti presenti a Palazzo Chigi -. L'obiettivo complessivo non è aiutare i lavoratori a discapito delle imprese o viceversa".

Il ministro, secondo quanto si apprende, ha ribadito a sindacati e industriali la volontà del governo di "distinguere la flessibilità buona da quella cattiva", primo di quattro obiettivo del governo. Gli altri tre sono una distribuzione uniforme delle tutele "sia nei segmenti di lavoro, sia nel ciclo di vita della persona", formazione e apprendistato, potenziamento delle politiche attive e dei servizi al lavoro. Fornero ha quindi aperto alla "flessibilità" anche nella trattativa. In alternativa ai tavoli, il ministro ha infatti proposto la costituzione di "gruppi di lavoro flessibili" per ragionare sui capitoli della riforma. "Abbiamo tempi stretti, pertanto il governo è disponibile a parlarvi congiuntamente o separatamente, già dalla prossima settimana" ha aggiunto il ministro, lasciando comunque a sindacati e imprese la libertà "di organizzarvi come credete".

Al tavolo, a Palazzo Chigi, non c'è il presidente del Consiglio, Mario Monti, l'esecutivo è rappresentato anche dal viceministro Michel Martone e dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Presenti i leader di Cgil, Cisl e Confindustria, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni ed Emma Marcegaglia, insieme al direttore generale Giampaolo Galli. Assente il vicepresidente per le relazioni industriali, Alberto Bombassei. Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, è arrivato a incontro iniziato, proveniente da Torino dove ieri ha partecipato all'incontro con l'ad della Fiat. Per Rete Imprese Italia partecipa il presidente di turno, Marco Venturi; per l'Alleanza delle cooperative, il presidente Luigi Marino; per l'Ugl il segretario generale, Giovanni Centrella.

Passera: "Lavoro in un mondo non programmabile". Durante la telefonata con Belpietro, il ministro Passera ha focalizzato il discorso sul nuovo incontro tra governo e parti sociali, ribadendo che l'articolo 18 sarà "uno dei temi, non l'unico". "L'obiettivo - aggiunge, in riferimento alle parole di Monti criticate dal Pd - è di creare posti di lavoro in entrata in un mondo sempre meno programmabile a lungo termine". Passera ha denunciato l'"apartheid" degli ammortizzatori sociali. "Non si può parlare di flessibilità in uscita senza parlare di ammortizzatori sociali. Il mercato del lavoro oggi è fatto di persone molto garantite e persone troppo poco garantite. L'apartheid sta proprio nel concetto di un mondo diviso in due. Bisogna lavorare sulla riduzione dell'abuso del precariato mentre dall'altra parte ci sono regole che rendono difficile l'entrata nel mondo regolare del lavoro perché in taluni casi le tutele sono eccessive".

Durante la telefonata, Passera non ha escluso un secondo pacchetto di liberalizzazioni. "Non pensiamo che il lavoro sia completato. Se ci saranno buone idee le valuteremo". Quanto alla crescita, "serve l'apertura del mercato, poi rendere il sistema più competitivo. Quindi un impegno su infrastrutture e cantieri, poi istruzione, giustizia e riforma della P.A. Ma anche imprese e innovazione. Bisogna creare le condizioni per facilitare le aziende ad andare all'estero: il mondo sta crescendo e la domanda di prodotti italiani è praticamente enorme, quindi dobbiamo aiutare le imprese ad andare in questi mercati".
 

(02 febbraio 2012)

 

2 febbraio 2012 dal sole 24 ore

Monti: il posto fisso non esiste più

articoli di L. Palmerini e D. Colombo. Editoriale di R. Napoletano


Un lapsus, che lo stesso Mario Monti definisce «involontario», lo fa inciampare mentre parla del patto di bilancio appena firmato in Europa. «L'accordo consentirà alla banca centrale tedesca di sentirsi più rilassata...». Subito si corregge «volevo dire la Banca centrale europea».

Qualche tempo fa la Süddeutsche Zeitung lo aveva perfino nominato 'il genero tedesco ideale' ma ieri il premier si accorge in un secondo della gaffe fatta e torna subito al cuore del suo messaggio.



Che riguarda, appunto, lo spread tra i Bund tedeschi e i nostri titoli di Stato da qualche giorno in piacevole discesa. «Deve scendere ancora e scenderà, dobbiamo aspettarci che la tendenza sarà decrescente: dai massimi di novembre siamo già a 200 punti in meno». Insomma, ecco i primi risultati del Governo tecnico chiamato in campo per spegnere l'incendio dell'inaffidabilità italiana ma resta l'incertezza sul lungo termine. Parla prima al Tg5 Monti e poi, più lungamente, a Matrix e il suo messaggio è un misto tra ottimismo e avvertimenti. «Se prevarranno le resistenze corporative, gli italiani sappiano che i tassi di interesse ritorneranno verso l'alto: allora sarebbe meglio che studiassimo il greco ma non quello antico, quello moderno». L'incubo della Grecia resta e resta soprattutto ora che comincia la fase delle riforme, dei cambiamenti sulla pelle degli italiani.

Dopo le liberalizzazioni tocca al lavoro, a quell'articolo 18 che il premier dice «non è un tabù» e che tratta con estremo pragmatismo perché «può essere pernicioso per lo sviluppo in certi contesti e abbastanza accettabile in altri contesti». Dunque, concretezza in quel dialogo con i sindacati che deve avere i tempi di «un'Italia europea». Ma la novità di Monti non è il messaggio che manda ai sindacati o alle imprese. No, è il messaggio che invia ai giovani. «L'idea di un posto fisso per tutta la vita? Che monotonia!». E c'è da scommettere che su questa «monotonia» si scateneranno le polemiche anche perché lui così scavalca il linguaggio politichese e sindacalese e arriva dritto al punto mettendo in discussione tutto un modo di ragionare che forse già non appartiene più alle giovani generazioni. Così come afferra il centro della trattativa in corso: «Ridurre il terribile apartheid che esiste nel mercato del lavoro tra chi è già dentro e chi fa fatica a entrare o entra in condizioni precarie».


Intanto è già andato il pacchetto liberalizzazioni e anche se gli preferisce la parola «concorrenza» il premier fa sapere di aver sfidato i poteri forti «toccando l'Eni» e giustifica poi l'aumento della benzina perché ha consentito di «proteggere dall'inflazione le fasce più basse delle pensioni». Molto è stato fatto in casa, molto anche fuori casa e l'altro obiettivo che Monti celebra è il ritorno del nostro Paese sulla ribalta europea grazie al quale «gli italiani stanno recuperando patriottismo». I negoziati a Bruxelles sul fiscal compact si sono appena chiusi
e proprio ieri Vittorio Grilli ha detto che «l'Italia si riconosce in quelle regole» ma il Professore sottolinea di aver ottenuto di «non appesantire le condizioni del graduale rientro dal debito pubblico italiano» e soprattutto di aver messo agli atti che «la crescita non sarà più un omaggio verbale ma il cuore della politica europea dei prossimi mesi».

Dunque, forse ci saranno meno diktat e rigidità sulla strada che va da Berlino a Bruxelles anche se lui dice di non sognarsi di «bacchettare la Merkel». La domanda però resta. Perché il rigore finanziario e il piano di rientro dal nostro debito pubblico pesa come un macigno sulla via dello sviluppo italiano. «Sono impegni severi ma non impossibili da realizzare se saremo capaci di tornare a crescere». Ad alleggerire lo stock di debito non saranno però le privatizzazioni che sono «una delle possibilità» ma è la «valorizzazione del capitale umano» la scommessa.


Il menù del Governo include
obbligatoriamente - anche il confronto con i partiti che lo sostengono: i malumori del Pdl e invece il sostegno di Silvio Berlusconi erano i due piatti della giornata politica di ieri.


«Trovo che i malumori siano normali da una parte politica che non è più al governo ma trovo che l'appoggio di Berlusconi sia fondamentale - come quello del Pd e Terzo polo - ma venendo da chi era premier è particolarmente significativo anche perché dà un senso di continuità». Il problema è la strada ancora da fare e le aspettative che i mercati e l'Europa non smettono di avere sull'Italia. Il premier fa notare come i rendimenti sui titoli a breve scadenza siano scesi «proprio perché sono rimasti ben impressionati dal lavoro del Governo mentre ci si interroga su cosa accadrà dopo visto che a primavera 2013 non ci saremo più noi». Ecco, resta lo spread sui titoli a lungo termine perché «gli osservatori si interrogano su quello che succederà più avanti».

È «scontato» che lui alle prossime elezioni non ci sarà. «Sarò ancora vivo, spero, ma senza le responsabilità attuali». E anche se il suo Governo che starà alla larga da «legge elettorale e dalle questioni etiche» è pronto a offrire una 'parentesi' ai partiti per ritrovare un'armonia che sarebbe «rasserenante» per i mercati. Ricorda, infine, che fu grazie a Berlusconi che nel '94 si avvicinò alla cosa pubblica perché lo nominò commissario europeo preferendo quell'incarico a «un posto nel Cda Rai». Guarda caso proprio la Rai, prossima spinosa questione da risolvere.


2 febbraio 2012

 

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