resoconto della manifestazione dei precari del 6 ottobre

Nazionale -

Diretta web della manifestazione del 6 ottobre 2006
Ore 9,00
Piazza della Repubblica va riempiendosi: ci sono già nutriti gruppi di Milano, della Calabria e di precari dei Vigili del Fuoco, oltrechè, naturalmente, di Roma
Ore 9,25
Il concentramento si ingrossa: precari dalla Puglia, da Altamura, da Crotone, numerosi i precari del comune di Roma, soprattutto delle materne, degli asili nido e delle scuole, inoltre i precari della Ricerca.
Primi striscioni: "Sinistra o destra, precari si resta" "20 anni di precariato vi bastano?" "Abrogare la legge 30 e il pacchetto Treu" "NO alle spese militari"
Ore 10,00
L'arrivo delle delegazioni continua nonostante le difficoltà dovute alla concomitanza dello sciopero dei trasporti urbani che causa traffico in città. Si segnala l'arrivo di gruppi dalla Sicilia, numerosi gruppi di lavoratori precari della Sanità, dei Ministeri.
Corrispondenza di Radio Città Aperta delle ore 10.00
A Piazza della Repubblica continua l’afflusso di manifestanti provenienti dalla Sicilia, dalla Puglia e da altre regioni. L’afflusso è reso difficile dal traffico e soprattutto dallo sciopero dei sindacati confederali nel trasporto pubblico locale che ha bloccato autobus e metropolitane. Presenti in piazza anche i lavoratori precari della sanità e quelli della Croce Rossa in quella che è la prima grande manifestazione del precariato in Italia. Un corteo colorato dalle tante bandiere delle RdB Cub e dagli striscioni dei lavoratori dei diversi comparti.
Dichiara Paola Palmieri, del coordinamento nazionale delle RdB CUB: Le ragioni di questo sciopero di oggi sono concrete e derivano dalla situazione di precariato e di precarietà di oltre 600 mila lavoratori con contratti precari e atipici, dal tempo determinato ai co.co.co agli interinali ai cantieristi, per lo più impiegati nella pubblica amministrazione che praticamente funziona solo grazie ai precari. Una tendenza questa che dura ormai da 15 anni e che è stata portata avanti in maniera bipartizan dagli esecutivi sia di centrodestra che di centrosinistra. Paradossali le situazioni di interi Ministeri, come quelli della Giustizia o dei Beni Culturali retti quasi interamente dai precari. In questi anni si sta abusando enormemente della pratica delle esternalizzazioni dei servizi pubblici dati in appalto a cooperative private che abbassano gli standard dei salari e diritti oltre che la qualità dell’assistenza al pubblico. Eclatante anche la situazione al Comune di Roma che utilizza ben 190 società esternalizzate, per lo più finte cooperative sociali dove in questi anni si è moltiplicato il precariato. E’ una scelta di campo operata dai governi di qualsiasi schieramento finalizzata a trasferire maggior profitto al settore privato a danno degli utenti e dei lavoratori in settori importanti come l’assistenza ai bambini o agli anziani. Per non parlare del casellario giudiziario gestito da una società privata. Con la Finanziaria si riconferma lo smantellamento del settore pubblico e la svendita ai privati, per questo dopo lo sciopero di oggi abbiamo confermato lo sciopero generale del 17 novembre contro insieme ad altre sigle del sindacalismo di base. E’ scandaloso l’assenso dei sindacati confederali rispetto a una finanziaria lacrime e sangue del governo Prodi in un contesto in cui ci sono milioni di lavoratori con il contratto scaduto da mesi se non da anni. E’ un momento importante nel nostro paese, perché i lavoratori cominciano ad avere la piena coscienza del ruolo collaterale della CGIL rispetto alle politiche liberiste dell’esecutivo, e molti, soprattutto tra le giovani generazioni, stanno scegliendo di aderire alle RdB. Abbiamo già in programma il 20 ottobre uno sciopero nella pubblica amministrazione di due ore a fine turno con manifestazioni nelle principali città del paese."
Ore 10,30
La piazza è piena, nonostante manchino ancora molti lavoratori bloccati con i pullman nel traffico romano. La testa del corteo deve allungarsi verso piazza dei cinquecento per contenere i partecipanti. Continuano ad affluire gli spezzoni dei vari Ministeri, degli Enti Locali, della Sanità, del Parastato.
Corrispondenza di Radio Città Aperta delle ore 10.40
Il corteo si sta muovendo verso piazza dei Cinquecento con una piazza già stracolma. Si può notare una presenza massiccia del settore dell’università e della ricerca, delle agenzie fiscali, mentre sono arrivate le delegazioni provenienti dall’Abruzzo e dalla Campania.
Afferma Teresa Pascucci delle RdB Sanità: "Anche i lavoratori della sanità sono direttamente colpiti dalla precarietà, sia per quanto riguarda i tecnici che gli infermieri che i tecnici. Molti servizi vengono appaltati all’esterno della pubblica amministrazione. I lavoratori sono qui per chiedere un diritto che non è solo loro ma che è di tutti i cittadini. Il lavoro precario nella sanità rende precaria la salute. La manovra economica prevede una mannaia sulla Sanità con milioni di euro di tagli. Nella regione lazio il piano di riordino della rete ospedaliera prevede il taglio di migliaia di posti letto con un danno enorme per i cittadini. Se si va alla chiusura di reparti e di interi ospedali le conseguenze negative ricadranno non solo sui precari ma anche sui lavoratori anche garantiti. Nella finanziaria si prevede in teoria la stabilizzazione del precariato anche con procedure dirette ma con il taglio dei fondi agli enti locali alla sanità quella misura viene praticamente resa vana dalla mancanza di risorse economiche. Questa mattina al termin della manifestazione una delegazione si incontrerà con il sottosegretario alla Sanità per sollecitare il governo a mantenere le promesse finora mancate da parte del centrosinistra. Sono stati richiesti incontri anche con i ministeri dell’istruzione e dell’Università."
Deborah, una precaria della Sanità, si sfoga ai nostri microfoni: "Siamo continuamente ricattati, non possiamo richiedere un mutuo, comprare una macchina a rate, in fin dei conti progettare la nostra esistenza, perché non sappiamo se il nostro contratto a sei mesi o a un anno verrà rinnovato. Se protestiamo veniamo minacciati, e le amministrazioni tentano di mettere i precari gli uni contro gli altri in quella che è una vera e propria guerra tra poveri. Siamo qui in piazza contro tutto ciò"
Ore 11,10
Nonostante si segnalino ancora molti ritardi negli arrivi, il corteo comincia, lentamente, a muoversi perchè la piazza è ormai strapiena.
Ore 11,30
La testa del corteo è già in via cavour, mentre piazza della repubblica è ancora piena.
Ore 11,40
Oltre ogni aspettativa la partecipazione. Decine e decine di migliaia di lavoratori precari oggi in piazza per rivendicare la stabilizzazione del rapporto. Via cavour è invasa dai precari. Dal nord e dal sud sono arrivati a roma determinati a far sentire la loro voce, corteo rumoroso e vivace.
Corrispondenza di Radio Città Aperta delle ore 11,35
Il corteo composto ormai da parecchie migliaia di persone sta sfilando in Via Cavour mentre ancora arrivano delegazioni da altre regioni e la coda è ancora in Piazza della Repubblica. Presenti alcuni deputati del PdCI, Francesco Caruso del PRC, Marco Ferrando del Partito Comunista dei Lavoratori, il sindaco di Locri con il gonfalone del Comune, esponenti della Rete dei Comunisti e di altre forze della sinistra.
Luigi Romagnoli delle RdB, intervistato da Radio Città Aperta, denuncia la condizione dei lavoratori precari all’interno di enti come Inps e Inail che dovrebbero garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e delle condizioni di sicurezza mentre nei fatti utilizzano forme precarie di contrattazione. "Vogliamo una sanatoria complessiva in tutto il pubblico impiego" afferma Romagnoli. "300 cocopro, nel call center di Bari, operano come dipendenti Inps e Inail ma sono gestiti con contratti precari dalla società Omnia service al quale il servizio è stato appaltato. Lavorano con mansioni da tempo indeterminato ma prendono pochi euro e non si vedono riconosciuto nessun diritto. Non è l’unico caso in cui i call center di amministrazioni pubbliche sono composti da lavoratori precari. Lo Stato è il maggior datore di lavoro precario nel nostro paese. Senza contare la vergogna di migliaia di ex lavoratori socialmente utili e lavoratori di pubblica utilità (LSU ed LPU) che sono assunti a tempo determinato ormai da 6 anni ma che per vedersi riconosciuto un contratto a tempo indeterminato come gli spetterebbe dovranno sottoporsi ad un ennesimo concorso pubblico capestro. Lo Stato si fa garante della precarizzazione attraverso la esternalizzazione dei servizi, alcuni dei quali di carattere strategico, operando il blocco delle assunzioni e sempre maggiori tagli degli organici. Un vero e proprio massacro della pubblica amministrazione. Noi oggi manifestiamo anche contro lo scippo del Tfr regalato dal governo ai fondi pensione privati senza nessuna garanzia per i lavoratori. Anche se i lavoratori non optano per regalare i propri soldi ai fondi pensioni privati comunque il 50% viene destinato ad un fondo pensione gestito dall’Inps che serve al governo per fare cassa senza nessuna garanzia per i lavoratori. Anche contro lo scippo del TFR l’RDB sciopererà il 20 ottobre e poi il 17 novembre prossimi."
Corrispondenza di Radio Città Aperta delle ore 12,10
La testa del corteo ha già raggiunto Via delle Botteghe Oscure e si avvicina alla fine del suo percorso mentre la coda sta ancora sfilando in Via dei Fori Imperiali. Un corteo molto determinato e molto partecipato, con un numero di partecipanti nettamente superiore anche alle previsioni degli organizzatori. Nonostante le difficoltà di mobilità dovute allo sciopero del trasporto pubblico locale sono ormai più di trentamila i precari che stanno manifestando nel centro di Roma. Nel frattempo gli occupanti del centro sociale Angelo Mai, sgomberati violentemente dalle forze dell’ordine mercoledì scorso, hanno occupato un nuovo edificio nei pressi di Piazza Venezia. Molti dei partecipanti al corteo hanno potuto leggere gli striscioni appesi dagli occupanti tra i quali "Museo dello sfrattato".
Molto visibili i Vigili del Fuoco con le loro divise. Anche loro chiedono la stabilizzazione del loro rapporto di lavoro in un contesto caratterizzato da una carenza di organico ma al tempo stesso dalla presenza di migliaia di operatori precari.
"Il nuovo governo non ha mantenuto le promesse. Il Governo stesso parla di ben 25 mila posti vacanti nel settore, in un paese caratterizzato dalla piaga estiva degli incendi e dal dissesto idrogeologico diffuso. Le RDB chiedono che le carenze di organico vengano coperte assumendo tutti i precari che già operano con enormi sacrifici tra i Vigili del Fuoco. Le risorse finanziarie per concedere a tutti un contratto degno, a tempo indeterminato, possono facilmente essere reperite attraverso la diminuzione delle spese militari. La militarizzazione del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, alla quale ci siamo sempre opposti, ha creato non solo un uso improprio dei lavoratori in operazioni di ordine pubblico, ma anche una casta di funzionari e burocrati superpagati mentre invece gli operatori lavorano per pochi spiccioli. Altri sindacati hanno rinunciato al loro ruolo e si limitano a gestire le politiche lavorative insieme ai governi di ogni colore, noi andiamo avanti nella lotta per la stabilizzazione di tutti i posti di lavoro che garantirebbe un miglior servizio anche per le popolazioni assistite" spiega Giovanni Maccarino delle RdB Vigili del Fuoco.
"Nel nostro settore vengono addirittura impiegati contratti che scadono ogni 20 giorni e che possono essere rinnovati solo per un totale di sei mesi l’anno a scapito della qualità del servizio e in maniera incompatibile con l’alta qualificazione professionale richiesta ai Vigili" afferma ai nostri microfoni Manuel di Milano.
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APPUNTI SULLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEI LAVORATORI PRECARI DELLA
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

ROMA 6 OTTOBRE 2006-10-07

 Partiamo da Bologna che è ancora buio. In stazione siamo molti. Si
capisce subito che siamo più che nelle precedenti occasioni (scioperi
generali ed altro). Noto in particolare diversi volti che non conosco,
segno che a scioperare, ad affrontare il viaggio fino a Roma e a
manifestare saranno anche lavoratori che normalmente non svolgono
attività militante. Sul treno l'atmosfera è allegra come nelle altre
occasioni, ma si sente nell'aria la tensione, almeno in chi da due
mesi ha lavorato alla costruzione di questo sciopero. In effetti
abbiamo molti elementi per essere sicuri di un'adesione molto
significativa allo sciopero, grazie ad una sfiancante attività di
informazione nei luoghi di lavoro, ma il silenzio dei media può minare
la dimensione del corteo. Inoltre c'è lo sciopero del trasporto
pubblico e temiamo che molti lavoratori romani disertino la
manifestazione per l'impossibilità di raggiungere il centro a piedi.
Alle 9.30 siamo a Piazza della Repubblica e tiriamo un sospiro di
sollievo perché la piazza non è piena, ma c'è comunque qualche
migliaio di persone e gli striscioni sono di molte città. Significa
che comunque non è stato un fiasco. Diversamente avrebbe voluto dire
che non c'è spazio per un movimento in cui i lavoratori precari siano
protagonisti in prima persona. Gli organizzatori ci informano però che
devono ancora arrivare i treni dalla Sicilia, dalla Calabria e dalla
Toscana e che diversi pullman sono bloccati nel traffico della città,
impazzito per lo sciopero dei trasporti. Cominciamo a formare il
corteo, ma proprio in quel momento arrivano i lavoratori con i treni
dal sud (i toscani ci raggiungeranno a corteo iniziato) per cui
l'operazione richiede quasi un'ora. Partiamo  e, dal tempo lunghissimo
che impieghiamo ad arrivare all'incrocio con Via Covour nonostante i
cordoni siano molto ravvicinati l'uno all'altro capiamo che ormai
siamo decine di migliaia. Un giovane precario della scuola mi avvisa
che va a farsi un giro per vedere l'entità del corteo. Torna dopo
mezzora ed ha gli occhi sgranati. Siamo tantissimi e non sono ancora
arrivati i toscani. Rifletto sul fatto che se siamo 30 000 vuol dire
che un precario su dieci è presente alla manifestazione. Pazzesco!

Una volta tanto c'è molta meno polizia di quella richiesta da una tale
massa di manifestanti. Forse non se lo aspettavano.

Le bandiere CUB/RdB riempiono lo scenario, ma, a guardare con
attenzione, si vedono striscioni di vari gruppi e coordinamenti
precari, che rappresentano un'adesione che va al di là
dell'appartenenza sindacale. La cosa mi fa particolarmente piacere
perché su una battaglia simile un sindacato di base deve porsi come
strumento a disposizione dei lavoratori che devono però tenerne in
prima persona le redini. Un po' come accaduto lo scorso inverno con le
mobilitazioni anti-TAV in Val di Susa.

Alcuni spezzoni sono corposi come quelli della sanità, dei comuni e
dei vigili del fuoco, ma spicca il fatto che molti sono composti da
categorie limitate. Ne deduco che la scelta di unificare le diverse
vertenze ha dato i suoi frutti, rendendo forti anche lavoratori che
operano in gruppi di poche persone. Avviene anche un incontro
improvvisato tra dipendenti di cooperative di tutto il paese. Un altro
segno importante è la presenza di alcuni sindaci (con tanto di fascia
tricolore) e di diversi gonfaloni comunali, portati in corteo dai
vigili urbani. Viene la pelle d'oca quando passa il gonfalone della
città di Locri, solo un anno fa simbolo di quell'Italia abbandonata
dallo Stato e ceduta alla mafia. Non si può però fare a meno di notare
la scarsa presenza dei precari della scuola che pur hanno aderito in
modo cospicuo alo sciopero. Sarà necessario coinvolgere maggiormente
la categoria anche nelle mobilitazioni di piazza.

Durante il percorso si scandiscono slogan contro il precariato e
contro le false promesse elettorali dell'attuale maggioranza. In
generale mi sembra che ogni gruppo abbia i suoi slogan, ma sono troppo
lontano dalla testa del corteo per sapere se dal camion in testa
vengano lanciati slogan per tutti. Il tono è comunque forte e chiaro
oltre che ironico ("tutto il giorno ci facciamo il mazzo, senza
precari non funziona un cazzo"; "Governo Prodi non ne possiamo più, da
oggi precario sarai tu"). Non ci sono differenze di accenti o
rivendicazioni che comprendano una singola categoria.

I passanti che ci incrociano dapprima esprimono timore poi curiosità.
Sembra proprio che capiscano che non si tratta di uno dei 2000 cortei
che attraversano Roma ogni anno.

A Piazza Venezia ci rendiamo conto che forse siamo anche 50000 e le
code di macchine, con annessi conducenti infuriati, che attendono il
passaggio della fiumana sono una gioia per gli occhi. Prima di
arrivare a Largo Argentina passiamo sotto ad un palazzo tappezzato di
striscioni contro gli sfratti e subito scatta una solidarietà
reciproca con cori e applausi.

Arriviamo al Ministero della Funzione Pubblica che siamo stanche e
accaldati, la giornata infatti è splendida e il sole picchia. E'
difficile sistemare ogni spezzone in Corso Vittorio e i manifestanti
si raggruppano ai lati della strada per permettere a tutto il corteo
di terminare il percorso, e sistemano i propri striscioni sui muri,
appendendone altri ai muri del Ministero. Iniziano gli interventi dal
palco con un discorso di Pierpaolo Leonardi, oggi particolarmente
ispirato, che riesce a scaldare gli animi dei manifestanti.
L'intervento è lontano dalla retorica solita di fine manifestazione e
spesso viene interrotto da valanghe di applausi, cosicché anche i più
navigati si fermano sotto il palco ad ascoltare. Leonardi sottolinea
sia l'importanza del primo sciopero nazionale dei precari pubblici sia
il risultato che 4 delegazioni di lavoratori siano in quel momento
ricevute dai ministri o dai sottosegretari della Funzione Pubblica,
della Giustizia, della Sanità e del Lavoro. Il suo giudizio
sull'operato del Governo è duro, ma afferma che è necessario aprire un
tavolo stabile di confronto, pur nelle diverse posizioni. Per il
Coordinatore della CUB è urgente che le mobilitazioni continuino e che
i lavoratori precari si diano strutture solide, alle quali la CUB
fornirà i mezzi per lottare. Comunica che la Federazione della stampa
ha risposto ad un messaggio di solidarietà con un messaggio analogo e,
dopo aver ricordato l'appuntamento dello sciopero generale contro la
finanziaria del 17 novembre, conclude, ormai quasi senza voce e tra
gli applausi, rimandando a future e imminenti mobilitazioni, senza le
quali nulla sarà possibile. Se l'intervento di Leonardi ha suscitato
entusiasmo, sono però i discorsi dei lavoratori che lo seguono ad
emozionare di più. E' in quei discorsi infatti che si sente la
partecipazione in prima persona dei precari stessi che non vogliono
più delegare a nessuno il proprio futuro e che hanno preso
consapevolezza della propria forza. Lo si sente nelle parole incerte
per l'emozione di parlare davanti ad una platea fino ad allora neanche
immaginata. Chiedo ad un precario della scuola di intervenire visto
che ha molte cose da dire, ma lui mi risponde: "No, non ce la faccio,
ma hai visto quanta gente? Certo che sono proprio contento di essere
venuto, giornate così di danno forza per continuare". Ci salutiamo
ripromettendoci di organizzare a breve nuove iniziative.

Bene, il risultato è ottimo, ma adesso? Occorre continuare e sarà
difficile organizzare qualcosa di paragonabile al 6 ottobre.

A casa racconto gli esiti della manifestazione, ma mi fanno notare che
il mio entusiasmo cozza con la quasi totale mancanza di notizie in
televisione. E' vero che c'è lo sciopero della stampa, ma lo sciopero
dei trasporti e della stampa hanno avuto comunque un certo risalto.
Hanno ragione, se la televisione non parla di te vuol dire che per
l'opinione pubblica non esisti. E' urgente affrontare anche questo
aspetto e trovare forme di comunicazione con il pubblico, altrimenti i
precari di questo paese rischiano di rimanere per sempre degli
invisibili.

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