pubblicata in Gazzetta la manovra d'agosto:apriti sesamo!

Nazionale -

Governo: pubblicata la legge sulle misure per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo

 Il Parlamento ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 216 del 16 settembre 2011,  la legge 14 settembre 2011, n. 148 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante "ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo".  In allegato il testo

La manovra del governo, di confindustria, delle banche e deipoteri forti dell'Europa è macelleria sociale: noi non ci stiamo!Serve una piattaforma alternativa a quella di padroni e banche, lo sciopero generale e generalizzato e soprattutto una forte e prolungata mobilitazione

La “manovra anticrisi” del Governo Berlusconi sarà discussa in Senato in ambito di Commissione in questi giorni e dovrebbe approdare in aula il 5 o 6 settembre. Nonostante la conversione in legge del decreto possa essere effettuata entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e cioè entro metà ottobre, i tempi didiscussione nei due rami del Parlamento dovrebbero essere rapidi, anche se la “promessa” è di non ricorrere al voto di fiducia. Naturalmente potrebbero esserci delle modifiche richieste da maggioranza ed opposizione ma il peso ed il senso di questo vero e proprio massacro sociale non cambierà. Tra l'altro proprio una delle ipotesi di modifica si sta tramutando, se possibile, in un peggioramento: si parla di cancellazione del cosiddetto Contributo per i redditi oltre i 90.000 ed i 150.000 euro (rispettivamente del 5 e del 10% ) per introdurre aumenti dell'IVA che colpirebbero tutti ed in proporzione maggiore rispetto al potere d'acquisto dei salari, coloro che guadagnano meno.

Senza entrare nel merito di tutti i punti previsti dalla manovra, riteniamo necessario approfondirne alcuni ed esprimere un giudizio generale su altri.

- Il primo aspetto è quello relativo al lavoro. Sul Pubblico Impiego si accentua la scure salariale e normativa, già approntata con le misure di questi ultimi anni e ulteriormente definita con la manovra del luglio scorso. Si prevede inoltre l'abolizione dei regali di Natale e del cenone di Capodanno, vista la possibilità di congelare la 13a con restituzione l'anno successivo in tre rate. Il TFR, che è salario differito, cioè soldi dei lavoratori di cui altri non possono disporre a piacimento e che rappresenta il risparmio di una vita di lavoro, viene “concesso” dopo 24 mesi dal pensionamento, come se non fosse noto che proprio nel momento nel quale si va in pensione con una busta paga molto inferiore allo stipendio, è più necessario un sostegno economico.

L'abolizione di un certo numero di province e l'accorpamento dei comuni sotto i 1.000 abitanti, misura pensata e fatta con i piedi in ogni suo aspetto, colpirà ulteriormente l'occupazione e la “liberalizzazione” dei trasferimenti renderà tutti un po' più precari.

Nel Privato, oltre alla misura che alza anticipatamente l'età pensionabile delle donne, portando tutti a 67 anni nel 2016 ed a 70 qualche anno dopo, si è scatenato l'appetito di Sacconi, di Marcegaglia e di Marchionne.

Utilizzando la manovra si sono inserite misure e provvedimenti che nulla hanno a che vedere con la crisi e con i risparmi sui conti dello stato. I Contratti aziendali potranno prevedere deroghe ai Contratti nazionali ed alle leggi vigenti su quasi tutte le materie contrattuali, dall'orario di lavoro, alle mansioni, ai licenziamenti, ecc.

Con un solo colpo si cancella quindi quasi tutto il peso del Contratto nazionale e si prevede la supremazia della contrattazione aziendale sulle leggi dello stato e la cancellazione dello Statuto dei Lavoratori. Sacconi premia così la Fiat e la Confindustria e i sindacati che “collaborano”, pronti ad ascoltare ed esaudire le richieste delle aziende.

Visto poi che ciò non era giuridicamente sufficiente a far felice Marchionne, il Governo ha regalato anche la retroattività, santificando così i contratti di Mirafiori e Pomigliano.

La contrattazione nazionale muore e quella aziendale si parcellizza, diventando sempre più “separata” e sempre meno “collettiva”.

- Le privatizzazioni, le liberalizzazioni e la cessione delle partecipazioni pubbliche in aziende a capitale misto, diventano oggetto di ricatto agli Enti Locali. Questi ultimi devono rispettare bilanci, manovre di stabilità, tagliando servizi e aumentando le tasse, sapendo che se si vendono i “gioielli di famiglia”, saranno considerate “amministrazioni virtuose”, limitando di qualche decimale i tagli imposti. Pochi si soffermano però sull'aspetto più importante: tagliare una quota così importante di fondi a Regioni, Province e Comuni, vuol dire colpire alla radice il ruolo sociale degli enti locali e si traduce in nuove tasse per i cittadini e minori servizi.

Entrambe queste conseguenze ricadono pesantemente soprattutto sulla popolazione che in modo più concreto sta già pagando la crisi, sui precari, sui pensionati, sui disoccupati e su quelle famiglie che pur utilizzando il salario di uno o più componenti, non riesce comunque ad arrivare a fine mese.

Liberalizzare e privatizzare vuol dire anche aumentare ritmi di lavoro e ridurre i salari dei lavoratori e fornire servizi scadenti ai cittadini. Vuol dire ridurre all'osso quei servizi di pubblica utilità che sino ad oggi hanno rappresentato un welfare locale e di prossimità. Vuol dire fregarsene del risultato plebiscitario del Referendum sull'acqua pubblica che invece ha rappresentato un NO secco all'intera filosofia delle liberalizzazioni dei servizi pubblici e non solo dell'acqua.

- Evitiamo volutamente di parlare di costi della politica, misura questa parziale, limitata e tardiva. Come non entriamo nel merito del furto del 1° Maggio, del 25 Aprile e del 2 Giugno. L'ultimo aspetto che invece vogliamo approfondire è l'estrema l'inadeguatezza della lotta all'evasione e la mancanza di una super patrimoniale. Da questi due provvedimenti sarebbero potuti emergere centinaia di miliardi di euro e si sarebbe in parte riassorbito quell'enorme squilibrio sociale che permette al 10% della popolazione di possedere il 50% della ricchezza del paese.

La demagogia non ha limiti e così si cerca di far passare il contributo del 5% e 10% dei soli “dipendenti ricchi” quale elemento di giustizia sociale. Senza cioè colpire l'evasione fiscale che è evidente nell'ambito del lavoro autonomo (che in media dichiara circa 30.000 euro l'anno) ed i grandi patrimoni frutto di un sistema iniquo che permette a pochi di fare soldi e profitti e a tanti di fare la fame.

Della manovra è certamente contenta la maggioranza di governo, anche se con qualche paradossale mal di pancia per non aver colpito di più le pensioni e meno gli stipendi più alti dei dipendenti..

Altrettanto felice è la Confindustria, anche se anch'essa avrebbe volto subito qualche anno di lavoro in più e qualche anno di pensione in meno.

Abbastanza soddisfatti Cisl, Uil e Ugl che dicono di essere in presenza di luci ed ombre, ma che di fatto vedono premiato il loro “collaborare” con aziende e governo.

Sconcertante la posizione di gran parte dell'opposizione parlamentare che balbetta e che da una parte si presenta come “responsabile” per non deludere Napolitano e Draghi e dall'altra denuncia la manovra come antipopolare ma non fa nulla per sollecitare una vera risposta “popolare” alla manovra.

La Cgil, che da mesi ha avviato una trasformazione genetica per portarsi allo stesso “livello” della Cisl, non riesce proprio ad azzeccarne una e dopo la firma dell'Accordo con Cisl, Uil, Ugl e Confindustria e dell'insano Appello insieme agli stessi attori più le Banche, si trova oggi a dichiarare di voler scioperare come se nulla fosse accaduto

negli ultimi mesi, come se non si comprendesse che il collegamento a filo doppio con il PD impone di non eccedere e al tempo stesso di sostenere “l'ambiguità” e la inadeguatezza dell'opposizione di questo partito. Il 23 agosto probabilmente indirà lo sciopero, ma su quale piattaforma, per sostenere cosa, per dire no a quali punti …. non è dato sapere.

USB ritiene che si sia ad un punto cruciale della storia politica e sociale del paese e che la crisi stia facendo emergere con inaudita violenza le contraddizioni che da anni sono tenute debitamente sotto traccia per non far esplodere il dissenso e l'opposizione.

Se la crisi è sistemica non può certo essere affrontata con piccoli accorgimenti che non modificano la struttura del sistema che è la vera causa della crisi. Al contrario si deve agire sul sistema stesso, su una idea di società e di sviluppo completamente diversa, su misure di reale giustizia sociale che affrontino e modifichino la struttura della società e dei rapporti che in essa sono ormai sfibrati ed iniqui.

NON ACCETTEREMO ALCUN SACRIFICIO PER SALVARE BANCHE E PADRONI

COME CHIEDE L’EUROPA: PRIME PROPOSTE PER AFFRONTARE LA CRISI

· lotta senza quartiere all’evasione/elusione fiscale e contributiva

· blocco delle spese militari e rientro di tutte le missioni militari all’estero

· cancellazione del debito

· patrimoniale e forte tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie; modifica della

normativa fiscale a sostegno del lavoro dipendente e dei redditi

· nazionalizzazione delle banche e delle grandi imprese strategiche

· ricostruzione di uno strumento statale capace di rilanciare e finanziare la produzione e i servizi

· nessuna costituzionalizzazione del pareggio di bilancio e del libero mercato

· riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario

· sblocco di tutti i contratti e istituzione del reddito sociale per precari e disoccupati

· legge democratica e pluralista sulla rappresentanza e la democrazia nei luoghi di lavoro

USB ha lanciato un appello a tutte le forze sindacali conflittuali per costruire una fortissima

mobilitazione in tempi brevissimi. Due scioperi nazionali sono già stati lanciati da due categorie: i lavoratori

del pubblico impiego sciopereranno per due ore il 9 settembre ed il 19 settembre saranno i lavoratori

del trasporto pubblico locale a bloccare le città italiane per 4 ore.

E' però indispensabile indire in tempi brevi lo SCIOPERO GENERALE e GENERALIZZATO a tutte le realtà sociali del paese e soprattutto è indispensabile dare il via ad una MOBILITAZIONE FORTE E CONTINUATA NEL TEMPO che faccia finalmente comprendere che IL LAVORO NON E' SCHIAVITU' e che I CITTADINI NON SONO SUDDITI.

USB Agosto 2011

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<pstify></pstify>(commento DAL SITO DPL Modena) Governo: emanato il Decreto Legge sulle ulteriori misure di stabilizzazione finanziaria

 

 

<pstify></pstify>Con D.L. 13 agosto 2011, n. 138, il Governo ha emanato ulteriori disposizioni finalizzate alla c.d. “stabilizzazione finanziaria”: molte toccano “da vicino” il lavoro pubblico e quello privato:

 

 

<pstify></pstify>a)      Le Amministrazioni Pubbliche (art. 1, comma 2) devono ridurre gli organici dirigenziali, non generali, e quello delle aree del 10%: sono esclusi gli enti di ricerca. Tutto questo andrà fatto entro il 31 marzo 2012. In via provvisoria le piante organiche sono provvisoriamente individuate in misura pari ai posti coperti alla data di entrata in vigore della legge, fatte salve le procedure concorsuali, le mobilità ed il conferimento di incarichi avviate alla data di entrata in vigore della legge di conversione. Il comma 5 dell’art. 1, individua anche altri settori esclusi (es. magistrati, Protezione civile, forze armate, ecc.); 

 

<pstify></pstify>b)      Posticipo della 13^ mensilità in tre rate annuali nel caso in cui a partire dal 2012 l’Amministrazione di riferimento non abbia conseguito gli obiettivi di risparmio (art. 1, comma 7);

 

<pstify></pstify>c)       Le P.A. possono disporre, nei confronti del personale appartenente alla carriera prefettizia o con qualifica dirigenziale, il passaggio ad altro incarico prima della data di scadenza dell’incarico ricoperto (art. 1, comma 18);

 

<pstify></pstify>d)     Con effetto dal 1° gennaio 2012, in caso di cessazione del rapporto di lavoro pubblico prima del raggiungimento dei limiti di età o di servizio il trattamento di fine servizio o rapporto viene corrisposto decorsi 24 mesi: in caso di collocamento a riposo d’ufficio o per il raggiungimento dell’anzianità massima di servizio, esso viene corrisposto, decorsi 6 mesi (art. 1, comma 22, lettera a);

 

<pstify></pstify>e)      A decorrere dal 2012 con DPCM, da emanare entro il 30 novembre dell’anno precedente, sono stabilite le date in cui ricorrono le festività introdotte con legge dello Stato non conseguente ad accordi con la Santa Sede, nonché le celebrazioni nazionali (25 aprile, 1° maggio, 2 giugno) e le festività del Santo Patrono, in modo che le stesse cadano: il venerdì precedente o il lunedì susseguente la domenica, o coincidano con la domenica (art. 1, comma 24);

 

<pstify></pstify>f)        Gli articoli 2103 e 2104 c.c. riferiti al dipendente pubblico trovano una applicazione diversa rispetto al settore privato, nel senso che la loro prestazione di lavoro può essere espletata in luoghi di lavoro diversi dalla sede di appartenenza e sulla base di motivate esigenze tecniche, organizzative e produttive con riferimento ai piani della performance o ai piani di razionalizzazione, secondo criteri fissati dalla contrattazione collettiva di comparto. Nelle more della disciplina collettiva si fa riferimento ai criteri datoriali, oggetto di informazione preventiva, per il trasferimento in ambito regionale (art. 1, comma 29);

 

<pstify></pstify>g)      I contratti collettivi sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale o da rappresentanze sindacali operanti nell’impresa (art. 8) possono realizzare specifiche intese finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualità dei contratti, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di produttività, alla gestione delle crisi aziendali, agli investimenti e alle c.d. “start-up”. Gli accordi potranno riguardare una serie di materie (v. comma 2) relative, tra le altre, alla gestione del rapporto di lavoro, alla solidarietà negli appalti, agli impianti audiovisivi, all’orario di lavoro, alle conseguenze del recesso dal rapporto, con l’eccezione dei licenziamenti discriminatori e quelli per matrimonio. Il terzo comma rende, invece, efficaci nei confronti di tutto il personale, gli accordi aziendali, approvati dalla maggioranza dei lavoratori, con referendum, anche prima del 28 giugno 2011 (v. FIAT);

 

<pstify></pstify>h)      Il regime della compensazione territoriale nel collocamento obbligatorio (art. 5, comma 8, della Legge n. 68/1999) viene riscritto dall’art. 9. Le imprese che occupano personale in diverse unità produttive ed i datori di lavoro privati facenti parte di un gruppo ex art. 31 del D.L.vo n. 276/2003 possono autonomamente effettuare le compensazioni territoriali assumendo di più in una sede e comunicando alle sedi interessate, in via telematica, con l’invio del prospetto ex art. 9, comma 6, l’adempimento. Le imprese che fanno parte di un gruppo, possono effettuare la compensazione riportando le eccedenze di assunzione a compensazione degli obblighi di altre imprese. I datori di lavoro pubblici, se autorizzati, con richiesta motivata, possono effettuare la compensazione a livello regionale;

 

<pstify></pstify>i)        Le somme dei fondi interprofessionali (art. 118, comma 1) della legge n. 388/2000 possono essere utilizzati anche per misure di formazione in favore degli apprendisti e dei collaboratori a progetto (art. 10). Questa disposizione, riferita agli apprendisti, è coerente con quanto affermato all’art. 2, comma 1, lettera e), del Decreto Legislativo di riforma dell’apprendistato, in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale;

 

<pstify></pstify>j)        I tirocini formativi e di orientamento (art. 11) potranno essere promossi unicamente da soggetti i cui requisiti sono preventivamente determinati dalle normative regionali. Essi possono durare, al massimo 6 mesi comprensivi delle proroghe, e possono rivolgersi unicamente a personale neo diplomato o  neo laureato entro i 12 mesi successivi al conseguimento del titolo di studio. In assenza di specifiche regolamentazioni regionali valgono l’art. 18 della legge n. 196/1997 ed il DM applicativo del 12 maggio 1998;

 

<pstify></pstify>k)      Viene introdotto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 12). Nel “corpus” del codice penale vengono introdotti gli articoli 603 – bis e 603 – ter, con i quali si punisce chi svolga un’attività di intermediazione, reclutando manodopera e organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, violenza minaccia o intimidazione. La pena è la reclusione da 5 a 8 anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ogni lavoratore reclutato. Sono indice di sfruttamento la sussistenza di una o più circostanze come al retribuzione in maniera palesemente difforme dai CCNL e sproporzionata “in peius” rispetto alla quantità e qualità del lavoro, la violazione sistematica della normativa sull’orario di lavoro, sui riposi settimanali e sulle ferie, la sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza, tali da essere particolarmente pesanti per l’integrità della salute e l’incolumità, la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, di sorveglianza e alloggiative particolarmente degradanti. Sono aggravanti (con aumento della pena da un terzo alla metà) il numero dei lavoratori reclutati (più di 3), la presenza di minori tra i lavoratori, la commissione del fatto con l’esposizione dei lavoratori a situazioni di grave pericolo. L’art. 603 – ter c.p tratta, poi, le c.d. “pene accessorie”.

 

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